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PRIMA E DOPO IL COVID-19

Una riflessione su come il Covid-19 ha stravolto il turismo in tutto il mondo e come cambierà per sempre il modo di viaggiare: più autentico, più intimo, più solidale. Una tendenza che Ecoluxury ha intuito 15 anni fa, oggi una grande occasione per rivedere modelli di business e creare nuove catene di valore fondate sulla condivisione di risorse e obiettivi.

PRIMA E DOPO IL COVID-19

Dopo 15 anni, da quando ho iniziato il progetto Ecoluxury il mondo del turismo ecosostenibile è cambiato profondamente. Da sempre sono convinto che il turismo sia uno straordinario volano  di crescita economica globale che può offrire grandi opportunità a tante persone nel mondo. Ma anche e sempre più è percepito come un fenomeno fortemente impattante nelle più belle località del mondo, legato ad un tasso di affollamento inconciliabile con il piacere del viaggio, un concentrato di modelli economici obsoleti che faticano ad evolversi. Fino a Febbraio del 2020 non si parlava altro che di overtourism e che la soluzione per le città d’arte come Roma e Venezia fosse solo il “numero chiuso”.  Oggi sembrano idee e progetti attualissimi ma già lontani anni luce dal pianificarli!

Creare negli anni una collezione di strutture ricettive ecosostenibili e “laboratori” del mondo, mettere in rete i loro progetti di tutela ambientale e culturale, diffondere le visioni innovative dei loro proprietari e gestori e  promuoverli dando loro visibilità sul sito Ecoluxury e un buon numero di prenotazioni attraverso la rete di agenzie e tour operators collegati, mi ha permesso di studiare e comprendere le potenzialità e i benefici che nuove formule di Value Proposition e di Business Model possono rappresentare per operatori turistici e destinazioni. Ho visto sempre più clienti chiedere proposte Ecoluxury: consapevoli di pagare qualcosa in più, ma certi della qualità del prodotto e della sua autenticità, contenti di contribuire con quanto speso ad aiutare la comunità locale e proteggere le unicità della meta visitata: dalla vendita al progetto.

Dietro ogni struttura della collezione Ecoluxury ci sono dei proprietari visionari, i loro collaboratori, la squadra, la loro storia e la storia del territorio nel quale vivono. Persone che sperimentano, istruiscono, formano nuove generazioni, investendo tempo e risorse per correggere errori e migliorare la loro performance. Ecco perché li chiamiamo laboratori, manifestazioni di quella sostenibilità, di cui tanto si parla ora, fondamentale per controllare l’impatto ambientale e socioeconomico sul territorio. Sono “Eco” per i loro progetti di conservazione, e “luxury” perché di nicchia: strutture ricettive esclusive e piccole, poco impattanti in termini di flussi turistici e più agili per correggere ed evolvere i processi gestionali. Ma soprattutto di lusso, per garantire un margine sufficiente da reinvestire nei progetti stessi o per stabilizzarli finanziariamente nel tempo. Un trend partito circa venti anni fa e sempre più in crescita dove il modello è basato sul fatto che se tutelo il territorio nel quale ho investito, dove ho realizzato l’albergo, l’azione di tutela diventa un moltiplicatore del valore investito.

Nel 2018 e 2019 abbiamo organizzato Ecoluxury Fair, una fiera, un momento di incontro tra albergatori Ecoluxury e la distribuzione, le agenzie di viaggio. Un'occasione per fare il punto sulle nuove sfide dell’industria del turismo, come le nicchie dell’eccellenza possano aiutare a diffondere i nuovi modelli di sviluppo, l’Italia come laboratorio ideale sia come clientela, come operatori e come territorio.

Questo vale per la nicchia, ma cos’è veramente cambiato nel mondo in termini più ampi? Si continua a preferire trivellare che tutelare l’ambiente, il biossido di carbonio continua ad aumentare costantemente, la disparità tra i paesi ricchi e quelli poveri è aumentata, la contesa per le acque, terre, mari seguita a produrre distruzione, guerre, disastri sociali e ambientali, le emergenze alimentari e gli sprechi sono in aumento. Tutto questo perché è ancora semplicemente più redditizio. Ma il Covid-19 è l’effetto di tutto questo.

Con l’avvento del Covid-19 la riduzione delle emissioni di carbonio è stata evidente e questo invece di incentivare la Green Economy ha prodotto ancora più scetticismo. Spaventa molto il messaggio intrinseco che porta con se: “Non sarà che per vedere pulita l’acqua di Venezia, del golfo di Napoli, del Po, del Rodano, ecc. occorra fermare tutto? Per vedere i cieli puliti dal satellite, da casa, dall’aereo dobbiamo perdere anche tutte le conquiste positive fino ad oggi raggiunte?”

Un cambio di paradigma è in atto. La grande novità è che la Comunità Europea ha deciso di mettere al centro delle politiche dei prossimi decenni l’ambiente e la riduzione delle emissioni inquinanti, cambiando i modelli produttivi. La Presidente Ursula Von der Leyen, sui temi dei cambiamenti climatici ha dichiarato alla Commissione di voler incrementare l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 in Europa per il 2030 dal 40% ad almeno il 55%. Va da se che i  finanziamenti elargiti agli Stati membri in sostegno alla pandemia dovranno essere tutti rivolti a conseguire questi obiettivi. Le aziende sono chiamate a sostenere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite  (Sustainable Development Goals). Siamo ormai nel momento cruciale: è tempo di trovare delle valide alternative ai vecchi modelli produttivi per far fronte alle sfide del futuro e solo le aziende che seguono questa dottrina potranno ottenere più aiuti e contributi finanziari. Chi rimarrà indietro sarà sempre più al margine del cambiamento e degli aiuti.

Con il Covid-19 sta avvenendo un’accelerazione in questa direzione e si stanno invertendo i paradigmi: lo sviluppo imprenditoriale con nuove alleanze e dialogo tra produzione e distribuzione, nuove value propositions.

Il territorio:

-         L’ambiente resta comunque il punto di partenza. La cosa che tocca di più il nostro settore è la falsa narrazione dell’identità della destinazione turistica, del prodotto “tipico”, dell’identità del territorio, del km 0, ecc. perché alla base di questa identità del cibo, cineserie, del sugo pomodoro non ci sono le stesse regole per i cittadini italiani. C’è anche la disperazione dell’immigrazione stagionale a causa del clima, delle guerre, delle dittature. Durante il Covid-19 abbiamo visto come in Italia, senza la manodopera straniera, clandestina, le aziende agricole del “made in Italy” si bloccano.

-        L’aumento delle temperature, la desertificazione obbliga le popolazioni locali ai margini delle zone più ricche a migrare, un fenomeno molto forte a livello globale ed in particolare in Europa dove la spinta migratoria è dovuta alle guerre (Siria, Iraq, Afghanistan, Cecenia) e alle catastrofi ambientali (Nord Africa, Saleh, Bangladesh, ecc.). Dopo un viaggio atroce, chi sopravvive e arriva clandestinamente in Europa viene reclutato, in parte, per la lavorazione nei campi. Lavoro in nero, identità in nero, diritti inesistenti in mano al caporalato e campagne politiche contro l’immigrazione. Ma quest’anno gli immigrati non possono venire a causa del Covid- 19 e non ci sono le braccia per i nostri raccolti, perché in Italia non c’è chi fa più questi lavori!

-         Non è più tempo solo della competitività: avremo davanti a noi tanti anni nei quali senza cooperazione, solidarietà si rischia di perdere quel tessuto socio economico indispensabile per la transizione del modello. La filiera turistica (dalla produzione, distribuzione, trasporti, alberghi e ristorazione) deve allearsi, essere più solidale. Questo tempo è preziosissimo per sviluppare nuovi paradigmi, nuovi sistemi che possano remunerare il cambiamento, agire per compattare tutta la filiera: dai tour operators, ai clienti, dalle agenzie di viaggio alle destinazione, passando per tutti i mezzi di trasporto.

-        Rafforzare  le specifiche agenzie delle Nazioni Unite, promuovere l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), affinare la legislazione europea e quella dei paesi maggiormente inquinanti sulla responsabilità ambientale delle aziende, creare un tribunale ambientale come condizione per stare nelle Nazioni Unite. Ma non basta:  si, l’ambiente è al centro di tutto, degrado e virus, ma lo scenario è totalmente cambiato. Siamo in una crisi epocale: tracollo finanziario, paura e diseguaglianza sociale (ricchi più ricchi e poveri più poveri) e occorre tutelare beni comuni (salute, economia ambientalmente sostenibile ed educazione in primis). Tematiche da portare al centro della politica.

-         Le persone, imprenditori, operatori sono indispensabili ma anche centrali. Raccontate le vostre storie, la vostra esperienza, le nostre radici, siate di ispirazione verso le nuove generazioni e verso vostri omologhi. Non sprechiamo tempo, risorse, energie. Adesso è il momento di darci da fare, perché (speriamo) non avremmo mai più tutto questo tempo a disposizione. I proprietari degli alberghi Ecoluxury hanno il prestigio e la possibilità di non sprecarla. Perché la gente ascolta e capisce la qualità narrata e spiegata dalle eccellenze. La qualità, il valore aggiunto, affascina e attrae.

-         Tematiche e suggestioni si realizzeranno se ci sarà il contesto politico ed economico adatto a renderle possibili: maggiore attenzione ai processi produttivi, riduzione dello spreco e riscoperta di dimensioni oggi abbandonate, ma vive da millenni. Un’ attenzione maggiore anche verso l’economia locale perché dopo più di un secolo di produzione industriale e di finanziarizzazione dell’economia, dobbiamo tornare alla produzione di scala locale per poter monitorare gli effetti sul territorio.

Gli alberghi:

-         IL TERRITORIO: attivare i legami con il territorio, agricoltura, artigianato, ecc. si sostiene tutto l’indotto legale, un sano stile di vita, partendo dalle radici, da una vita sociale multi generazionale.

-         IDENTITA’: cultura, tiene viva e rinnova l’autenticità del  territorio in un viaggio multi-esperenziale.

-         COMUNICAZIONE: l’albergo diventa ambasciatore delle mete del proprio territorio promuovendo le unicità naturalistiche, culturali e sociali con un processo virtuoso.

-         SCUOLA: l’attività economica turistica è il migliore laboratorio in alleanza con le istituzioni scolastiche per la formazione, esercizio creativo didattico, applicazione concreta dei processi lavorativi. Influenza e da l’esempio alle nuove generazioni diffondendo in loro il desiderio di appassionarsi alla propria terra.

-         COMUNITA’: Ritrova la socialità scomparsa. L’albergo come luogo dove l’ospitalità non è solo fredde “procedure”  manageriali della gestione del personale ma un’attività dove esiste un rapporto di continuità tra comunità locale e il lavoro.

-           LABORATORI: ogni albergo deve avere dei “laboratori”, ovvero dei fornitori o attività che inseriti in un progetto sostenibile rappresentano l’eccellenza del territorio nel quale l’attività ricettiva si sviluppa. Questi laboratori vengono narrati all’interno della comunicazione dell’albergo, si inseriscono delle visite che il cliente può fare e grazie a queste visite, il cliente può ulteriormente “finanziare” comprando al dettaglio. Clienti e fornitori alleati nella sostenibilità e qualità attivando un’economia circolare

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha le idee chiare: dobbiamo lavorare su un concetto di contrazione e convergenza. Contrazione intesa come riduzione dei costi inutili (fasulli): amministrazione, burocrazia, grande distribuzione in eccesso, junk food/junk tourism, concentrazione del reddito su poche persone (Amazon) a discapito dei piccoli produttori. Enormi redditività della distribuzione in mano a pochissime persone. Ma la contrazione uccide soprattutto i piccoli produttori, il presidio sul territorio. Quindi convergenza, che vuol dire che i prezzi non possono essere decisi solo dalla distribuzione (ad esempio Booking.com, Tripadvisor, Expedia, ecc. ma non solo). Nell’economia locale bisogna rafforzare i rapporti di rete dei produttori, nei territori a livello locale. Ci vuole l’educazione che deve partire dal basso.

Non è una battaglia che si vince domani, quando il Covid 19 sarà scomparso: l’educazione a viaggiare, ai sapori, a esperienze fantastiche ed uniche, si insegnano, si imparano sul territorio, vivendole e con consulenze preparate, attente e responsabili. Ma questa crisi deve poter essere anche un’opportunità per ripensare il modello economico e selezionare la filiera dei fornitori che rispettano, con certificazione,  l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). Un territorio, un indotto protagonista e fiero difensore dell’identità del territorio.

Le nostre vendite di viaggi saranno indirizzate ad un percorso di economia circolare, più remunerativo e sostenuto finanziariamente a lungo termine. I clienti allora compreranno queste esperienze e le racconteranno in modo virtuoso al ritorno a casa: pagate un poco di più un’esperienza unica e aiutate tutte queste imprese, queste filiere, questi magnifici territori più autentici e liberi da modelli di business insostenibili.

Roma, Estate 2020

Enrico Ducrot

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